Lettera al figlio – Rudyard Kipling (1865-1936)

Se riesci a mantenere la calma
quando tutti attorno a te la stanno perdendo…
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
tenendo, però, nel giusto conto i loro dubbi…
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato non rispondere con calunnie
o essendo odiato non dare spazio all’odio
senza tuttavia sembrare troppo buono
nè parlare troppo da saggio…
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni…
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine…
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori proprio allo stesso modo…
Se riesci a sopportare la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni
che ne fanno una trappola per ingenui
o guardare cose – per le quali hai dato la vita –
distrutte e umiliarti per ricostruirle…
Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie
e rischiarla in un solo colpo a testa o croce
e perdere, e ricominciare di nuovo senza mai lasciarti sfuggire
una parola su ciò che hai perso…
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la volontà che dice loro: “Resistete!”…
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà
o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale…
Se non possono ferirti nè i nemici nè gli amici troppo premurosi…
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo…
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa…
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e – quel che più conta – tu sarai un Uomo, figlio mio

Lettera al figlio – Rudyard Kipling (1865-1936)

grazie ad Outseason

Città Italia

Ripubblico qui di seguito un articolo che ho scritto nel 2004 e penso sia stato d’ispirazione per la nascita dell’Associazione Le Città Invisibili ed anche per la creazione del video Il suolo Minacciato di Nicola Dall’Olio con cui ci siamo confrontati a lungo sul fenomeno che stava coinvolgendo i nostri territori.
Buona lettura

Città Italia

 Siamo convinti che i due grandi problemi di oggi, evidenziati anche da Paolo Portoghesi in una sua recente pubblicazione, riguardino: le responsabilità verso le generazioni future e l’abitare la terra consapevoli della sua limitatezza.

Delle generazioni future tutti noi ne abbiamo fatto parte a nostro tempo, ed ora dovremmo tenere in conto chi verrà dopo di noi (si parla infatti del dono dei figli ai padri).

La limitatezza della terra ogni giorno si fa più evidente: con l’imminente esaurimento del petrolio, con il surriscaldamento terrestre, con la concentrazione di elementi chimici nei pesci che vivono nei fondali degli oceani, etc. Tutto questo dovrebbe farci pensare un po’ più in grande in ogni cosa che facciamo.

L’unico vero sviluppo durevole è nelle scelte di ogni giorno, finalizzate a ristabilire un nuovo equilibrio tra uomo e natura, soprattutto per il bene dell’uomo.

Non si abbia paura per la natura, tanto essa rimarrà comunque in qualche sua forma anche dopo l’uomo, si veda l’invasione del verde sui ruderi di civiltà passate (la civiltà è scomparsa e la natura ha quasi cancellato le traccie della presenza umana), si veda l’erba sul cavalcavia, si veda ad Hiroshima i sette monumenti nazionali costituiti da 7 piante secolari che sono sopravvissute alla bomba nucleare, etc.

Eppure, fuori da qui, tutto attorno a noi, le imprese edili con i loro architetti, ingegneri e avvocati, ancora come quarant’anni fa continuano a costruire orribili periferie. Ora sono migrati nelle zone rurali, ma la loro opera distruttrice delle piccole identità locali di cui l’Italia era costituita, continua incentivata proprio dalle istituzioni pubbliche locali che rilasciano con molta gioia permessi di costruire e aree edificabili (visti gli alti ricavi delle opere di urbanizzazione e delle future ICI). Oltretutto, è ormai risaputo che una media di 25-30% delle abitazioni italiane sono sfitte, vuote, disabitate, in mano alle società immobiliari che mantengono mercati della casa fittizi, gonfiati.

Per questa ragione il gesto del costruttore rimane fine a se stesso, il costruire per costruire, il cemento per il cemento; mentre l’andamento demografico italiano risulta uno dei più bassi al mondo con 1,28 figli per donna (2005, ISTAT)!

Il paesaggio italiano delle “aree sviluppate”, è ormai un susseguirsi di palazzine, fabrichette, piccoli condomini, parcheggi, centri commerciali, outlet, tangenziali: è un continuum quasi ininterrotto, si ha la sensazione di aver perso completamente il rapporto con il paesaggio locale, come se ci sia stato un mancato controllo del territorio; peggio ancora, se dal di fuori questo paesaggio è malandato, il di dentro è terribilmente obsoleto.

Si provi a prendere un aereo (oggi cosa molto facile con le compagnie aeree low-cost), si voli in Spagna o in Olanda o in Inghilterra o in Francia o in Germania (o in Europa?) e si osservi con attenzione il territorio dall’alto; ci si accorgerà presto che in Italia c’è qualcosa che non va.

JSR