Lettera al figlio – Rudyard Kipling (1865-1936)

Se riesci a mantenere la calma
quando tutti attorno a te la stanno perdendo…
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
tenendo, però, nel giusto conto i loro dubbi…
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato non rispondere con calunnie
o essendo odiato non dare spazio all’odio
senza tuttavia sembrare troppo buono
nè parlare troppo da saggio…
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni…
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine…
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori proprio allo stesso modo…
Se riesci a sopportare la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni
che ne fanno una trappola per ingenui
o guardare cose – per le quali hai dato la vita –
distrutte e umiliarti per ricostruirle…
Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie
e rischiarla in un solo colpo a testa o croce
e perdere, e ricominciare di nuovo senza mai lasciarti sfuggire
una parola su ciò che hai perso…
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la volontà che dice loro: “Resistete!”…
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà
o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale…
Se non possono ferirti nè i nemici nè gli amici troppo premurosi…
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo…
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa…
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e – quel che più conta – tu sarai un Uomo, figlio mio

Lettera al figlio – Rudyard Kipling (1865-1936)

grazie ad Outseason

Città Italia

Ripubblico qui di seguito un articolo che ho scritto nel 2004 e penso sia stato d’ispirazione per la nascita dell’Associazione Le Città Invisibili ed anche per la creazione del video Il suolo Minacciato di Nicola Dall’Olio con cui ci siamo confrontati a lungo sul fenomeno che stava coinvolgendo i nostri territori.
Buona lettura

Città Italia

 Siamo convinti che i due grandi problemi di oggi, evidenziati anche da Paolo Portoghesi in una sua recente pubblicazione, riguardino: le responsabilità verso le generazioni future e l’abitare la terra consapevoli della sua limitatezza.

Delle generazioni future tutti noi ne abbiamo fatto parte a nostro tempo, ed ora dovremmo tenere in conto chi verrà dopo di noi (si parla infatti del dono dei figli ai padri).

La limitatezza della terra ogni giorno si fa più evidente: con l’imminente esaurimento del petrolio, con il surriscaldamento terrestre, con la concentrazione di elementi chimici nei pesci che vivono nei fondali degli oceani, etc. Tutto questo dovrebbe farci pensare un po’ più in grande in ogni cosa che facciamo.

L’unico vero sviluppo durevole è nelle scelte di ogni giorno, finalizzate a ristabilire un nuovo equilibrio tra uomo e natura, soprattutto per il bene dell’uomo.

Non si abbia paura per la natura, tanto essa rimarrà comunque in qualche sua forma anche dopo l’uomo, si veda l’invasione del verde sui ruderi di civiltà passate (la civiltà è scomparsa e la natura ha quasi cancellato le traccie della presenza umana), si veda l’erba sul cavalcavia, si veda ad Hiroshima i sette monumenti nazionali costituiti da 7 piante secolari che sono sopravvissute alla bomba nucleare, etc.

Eppure, fuori da qui, tutto attorno a noi, le imprese edili con i loro architetti, ingegneri e avvocati, ancora come quarant’anni fa continuano a costruire orribili periferie. Ora sono migrati nelle zone rurali, ma la loro opera distruttrice delle piccole identità locali di cui l’Italia era costituita, continua incentivata proprio dalle istituzioni pubbliche locali che rilasciano con molta gioia permessi di costruire e aree edificabili (visti gli alti ricavi delle opere di urbanizzazione e delle future ICI). Oltretutto, è ormai risaputo che una media di 25-30% delle abitazioni italiane sono sfitte, vuote, disabitate, in mano alle società immobiliari che mantengono mercati della casa fittizi, gonfiati.

Per questa ragione il gesto del costruttore rimane fine a se stesso, il costruire per costruire, il cemento per il cemento; mentre l’andamento demografico italiano risulta uno dei più bassi al mondo con 1,28 figli per donna (2005, ISTAT)!

Il paesaggio italiano delle “aree sviluppate”, è ormai un susseguirsi di palazzine, fabrichette, piccoli condomini, parcheggi, centri commerciali, outlet, tangenziali: è un continuum quasi ininterrotto, si ha la sensazione di aver perso completamente il rapporto con il paesaggio locale, come se ci sia stato un mancato controllo del territorio; peggio ancora, se dal di fuori questo paesaggio è malandato, il di dentro è terribilmente obsoleto.

Si provi a prendere un aereo (oggi cosa molto facile con le compagnie aeree low-cost), si voli in Spagna o in Olanda o in Inghilterra o in Francia o in Germania (o in Europa?) e si osservi con attenzione il territorio dall’alto; ci si accorgerà presto che in Italia c’è qualcosa che non va.

JSR

Il Fotovoltaico è sostenibile?

SolarImpule
Penso che in questo periodo le compagnie petrolifere, o chi altro per loro, stiano mettendo in atto una sorta di passaparola per annebbiare la vista di chi sta tentando di uscire dalla schiavitù energetica.
Visto che i dubbi sul fotovoltaico si ripropongono con cicli alterni, ho qualche breve e non completa risposta sull’argomento.

Due anni fa ho promosso l’installazione di pannelli FV nel Comune di Lesignano de’ Bagni e abbiamo installato oltre 80KW.

Pensate quanto sarebbe incredibile se nessuno dovesse più pagare l’energia elettrica perchè ce la auto-produciamo, passando da un sistema centralizzato ad un sistema diffuso. Ho la fortuna di far parte di quella fetta di Italia che non sta pagando per usare energia elettrica, ma viene pagato.
Mi chiedo sempre, perchè non farlo tutti quanti? Le banche tra l’altro finanziano senza che si debba tirare fuori un centesimo. E se le banche finanziano in questo momento, non pensate che ci stia sotto qualche cosa di redditivo? Non vorreste essere pagati anziché dover pagare?
Seguono maggiori dettagli che spero possano chiarificare. Non prendeteli come oro colato, ma di certo non sono lontani dalla verità.

#PANNELLI FOTOVOLTAICI
Il loro ritorno energetico avviene dopo meno di 2 anni (” Energy Pay Back Time ” ), perciò dopo quel periodo tutta l’energia prodotta è energia “nuova”. Ah, nei 2 anni è calcolato anche lo smaltimento.
Credo cmq che non si possa considerare il fotovoltaico una “vera” energia “alternativa” al petrolio, perchè in mancanza di sole il pannello non produce o produce molto meno, mentre noi abbiamo sempre bisogno di scaldarci/raffrescarci e di utilizzare gli elettrodomestici e di muoverci, indipendentemente dall’uso più o meno “massiccio” (efficace) dell’energia.

Il fotovoltaico può essere considerato come un passaggio necessario per creare un volano ad una economia “zoppa”, zoppa perchè non considera gli effetti, pagati dalla collettività, dell’uso di fonti energetiche, ancora abbondanti, ma non sostenibili.
Quanto vale un tumore causato dalla diossina o da idrocarburi incombusti?
Che valore ha l’inquinamento del suolo, aria, acqua?
Per adesso è tutto gratis, se nel conto economico di qualunque manufatto fossero considerate questi costi esterni, scopriremmo che il solare, eolico, geotermia, idroelettrico, maree, osmosi, etc. etc. sarebbero molto più economicamente vantaggiose e le fonti fossili molto meno “economiche” di quanto siano considerate oggi.
Non voglio citare commenti sul nucleare…..

Fossimo in grado di “imbrigliare” quei 170’000 TW (1 TW = 1’000’000 MW) che arrivano ogni anno sulla terra! Nel 2008 il consumo medio mondiale ha superato i 15 TW!!! (10’000 volte inferiore!!!!)
Il potenziale c’è, manca ancora un modo efficiente ed efficace di utilizzare buona parte di quella energia.

Le fonti fossili si esauriranno, rovesciando in atmosfera tanto CO2 quanto l’evoluzione della vita ha “sepolto in discariche” naturali in milioni di anni.

note
*gran parte dell’articolo è stato pubblicato l’anno scorso (February 22, 2011 at 1:23pm) all’interno di Facebook, in una discussione con @tara_rulez @paola_gherardini e @babele_dunnit, grazie ragazzi 😉

Nomadismo

E’ un po’ di tempo che sto pensando di scrivere questo articolo, ma come spesso accade, per scrivere, si necessita di tempo per la riflessione e l’approfondimento. E’ quasi un anno che sto correndo nella compilazione di applications per borse di studio/lavoro internazionali e non.

Da quando alla mattina mi ritrovo 2 paia di scarpe in più da calzare oltre alle mie, la mia vita è cambiata radicalmente e rapidamente, e tutto quello che era prima, non è più ora. Le prospettive di futuro da giovane architetto si sono dematerializzate davanti alla reale condizione dei fatti. E bisogna essere sinceri, nel periodo storico in cui viviamo, la figura dell’architetto è superflua se non inutile. Non c’è futuro per la professione dell’architetto in Italia, ci sono più architetti in Italia, che in tutto il resto d’Europa. Lo venni a sapere già troppo tardi durante la fine dei miei studi universitari, quando mi capitò per mano un libro in cui venivano messi in evidenza i numeri di professionisti in Europa divisi per paesi. Ma questa è un’altra storia e magari se avrò tempo ne parlerò in un altro articolo.

Qui mi vorrei occupare di un piano molto preciso, quello di una fuga temporanea dall’Italia, al fine di acquisire nuove competenze, per reinserirmi nel mondo del lavoro, dopo 30 anni di studi, una Laurea, un dottorato di ricerca e numerosi anni di insegnamento a fianco di professori universitari a Firenze e a Parma. Niente di tutto questo è servito per una collocazione solida nel mondo lavorativo italiano. Probabilmente nemmeno il mio particolare carattere mi ha aiutato a fare una carriera da portaborse, come alcuni miei colleghi sono riusciti a fare comodamente.

Appena terminato l’unico progetto di architettura della mia vita, pluripremiato con il riconoscimento Opera Prima (e ultima, dico io) dalla Fondazione dell’Ordine architetti di Parma e Piacenza, selezionato tra le migliori 12 opere di architettura sostenibile dall’Osservatorio regionale dell’Emilia-Romagna e primo premio dal SAIE di Bologna, mi sono reso conto che il bilancio della mia attività non solo non avrebbe dato da vivere a me e ai miei figli, ma non avrebbe nemmeno dato da vivere a me.

Da alcuni anni, seguendo la mia personale passione verso le nuove tecnologie, mi guadagno da vivere sviluppando siti web di varie complessità, dal piccolo sito per il B&B al grande sito per la casa di produzione televisiva. Questa attività mi consente di lavorare da qualsiasi parte del mondo (o meglio da “nowhere”) e molto spesso i miei clienti li conosco unicamente tramite skypecalls ed emails.

L’esperienza del nomadismo penso sia qualcosa che abbiamo radicato tutti noi nella nostra natura e quando si esperisce tale modalità di vita, diventa molto difficile poter ritornare indietro.

Sto anche riflettendo che l’anno scorso, forse per aumentare la nomadicità incalzante, di comune accordo con mia moglie abbiamo acquistato un vecchio camper con cui possiamo spostarci a piacimento e posso lavorare da “nowhere”, a seconda delle preferenze mie o della famiglia. Ho anche in progetto l’installazione di un paio di pannelli solari sul tetto così da mantenere le batterie del camper (e dei laptops) cariche, aumentando perciò le potenzialità nomadiche.

Vorrei raccontarvi a questo punto del progetto “Erasmus for new Entrepreneurs” che mi ha consentito di svolgere un’esperienza importante di sei mesi in Svezia. E’ un programma di scambio internazionale europeo che consente di spostarsi per un massimo di 6 mesi all’interno dell’Europa, con l’obiettivo di acquisire quelle competenze necessarie allo sviluppo della propria impresa. Questo programma ha di certo un valore molto importante per chi cercasse di ampliare i propri orizzonti. L’application è molto semplice, o meglio, abbastanza semplice comparata ad altri programmi, ma ha alcuni meccanismi che non funzionano perfettamente. Difatti l’ostacolo maggiore è quello di trovare un partner europeo che sia disposto ad ospitare senza sfruttare il programma come puro scambio di lavoro a titolo gratuito. Superata la difficoltà del partner, il resto viene da se. Personalmente è stata un’esperienza significativa prima di tutto per migliorare le mie competenze linguistiche e poi per entrare in contatto con alcune realtà scandinave con cui vorrei collaborare in futuro.

Una seconda esperienza all’estero che attualmente non è ancora iniziata, è legata alla vincita di una borsa di studio Fulbright che spenderò in USA per un anno presso l’UCLA (in California). Questa candidatura è figlia dell’esperienza “Erasmus for new Entrepreneurs” precedente. Difatti, la fluidità nella lingua inglese e la volontà di non ritornare subito in Italia, visti i tempi che corrono, mi hanno spinto a compilare l’application per il programma Fulbright BEST. Questa application è durissima e interminabile. Se qualcuno avesse intenzione di farla, deve essere al corrente di questo e tenga anche presente che la mole di lavoro per l’application varia da uno a due mesi. Io l’ho fatta nei ritagli di tempo, con la convinzione che un’occasione prima o poi mi sarebbe capitata. Una volta inviata l’application, la Commissione Fulbright invita i candidati preselezionati ad un colloquio orale di approfondimento. Il colloquio si tiene davanti al “Board of Directors” della Commissione Fulbright composto da importanti esponenti italiani e americani (http://www.fulbright.it/en/chi-siamo/board-of-directors), ovviamente è in lingua inglese ed il tempo è prestabilito in dieci minuti: cinque minuti dedicati alla presentazione di un progetto imprenditoriale e cinque minuti di “domande scomode”. Quest’anno sono stati selezionati sette candidati in tutta italia. Ora sto organizzando vaccini, iscrizione definitiva all’UCLA e tante altri documenti per questa fuga in USA di settembre.

Saluto riprendendo una breve citazione a me molto cara di J.L. Borges che ha ispirato gli ultimi miei anni di vita:

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo.

Lettera al Sindaco di Lesignano Giorgio Cavatorta e ai suoi Assessori

Gentile Sindaco, gentili Amministratori,

Leggo con stupore quanto scritto nel comunicato stampa da voi inviato e avrei alcune osservazioni da condividere a tal proposito.

Penso proprio che sarebbe importante che l’Amministrazione rilegga bene la sentenza del TAR per comprendere che non c’è un punto, non uno, all’interno della sentenza in cui non si parli con toni negativi del percorso che l’amministrazione ha voluto sostenere per la realizzazione a tutti i costi dell’opera della bretellina.

Non stiamo parlando al bar, parliamo della Repubblica italiana e della sua giustizia a nome del popolo italiano. Non di 5 amministratori, ma dell’intero popolo italiano, forse questo vi è sfuggito.

Come forse anche la condanna al Sindaco e al Presidente della Provincia (Bernazzoli) a sostenere le spese legali dei ricorrenti. Sono soldi dei vostri cittadini che state gettando al vento.

Proporrei a tutti voi di dimettervi prima di depauperare ulteriori denari in vicende che pare siano a voi incomprensibili.

Inoltre, alla frase del comunicato in cui si dice:

“l’Amministrazione comunale ribadisce la propria convinzione circa la sostanziale regolarità delle procedure adottate”

mi dispiace deludervi, ma la sentenza dice proprio che l’intero iter, sin dal suo inizio, è irregolare. Sono molto deluso nel sapere che a Lesignano possa esistere un tipo di mentalità in cui nemmeno la Giustizia esiste più. E si è visto con la prepotenza con cui avete iniziato i lavori senza rispettare nessun buon senso, che avrebbe previsto a titolo cautelare e prudenziale l’attesa della sospensiva del TAR.

In più, sulla questione del ricorso al Consiglio di Stato, è meglio che smettiate di sperperare denaro pubblico su cause perse sin dall’inizio.

Dimettetevi tutti quanti, quanto prima.
Grazie

S.

Dissertazione Dottorato di Ricerca sulle città Online

<ITA>
Per chi avesse disponibilità in data mercoledì 31 marzo alle ore 11, vi invito alla mia dissertazione di Dottorato dedicata al tema delle Città Digitali, che si terrà a Parma presso l’Aula del Consiglio in via Università 12. Per chi non potesse venire, spero di incontrarvi (fisicamente o virtualmente) in futuro. Maggiori info nell’immagine soprastante.</ITA>

EU Workshop sul futuro della formazione

Sono stato invitato il 25-26 maggio 2010 come rappresentante italiano (insieme a DavidOrban e Stefania Aceto) presso il workshop organizzato dall’Unione Europea riguardante il tema de “il futuro della formazione” nel 2025.
Penso che sarà curiosità di molti di voi sapere cosa è emerso da questo incontro (/scontro).

Non è stato certo un workshop pacato, due correnti principali di pensiero, Futuristi-transumanisti e insegnanti-esperti dell’insegnamento, si sono confrontate per ore, cercando di costruire alcune visioni di futuro della formazione nel 2025.

La maggioranza dei presenti ha concordato che l’accelerazione tecnologica apporterà tali innovazioni per cui i prossimi 15 anni saranno paragonabili agli scorsi 50 (o più) anni di innovazioni.
Ci stiamo apprestando a migrare da una società della formazione ad una società della conoscenza (collettiva) e dell’auto-istruzione.

Una di queste visioni auspica la scomparsa della scuola così come la intendiamo oggi, sostituita da un apprendimento totale caratterizzato da “experience points” collezionabili non solo all’interno del campo della formazione usuale, ma anche al suo esterno, come per esempio sports, attività lavorative e ore spese nel gioco di videogames.
In questa visione la formazione avviene anche e soprattutto durante il proprio “vivere”, seguendo le passioni e gli interessi della persona, e non imponendo dall’alto l’obbligatorietà della presenza in un’aula fisica, che spesso forza una standardizzazione livellante e soffoca potenziali giovani talenti.

Non è un tema facile da sintetizzare in poche righe in un articoletto da blog come questo, ma è giusto per mostrare uno scorcio del lavoro serrato che abbiamo svolto in quei giorni. Tutto il workshop sarà sintetizzato dall’Institute for Prospective Technological Studies e verrà pubblicato nel primo semestre 2011 ed i risultati della ricerca saranno successivamente discussi nel Parlamento europeo al fine di promuovere delle azioni atte ad aggiornare il settore della formazione.

Maggiori info sul progetto europeo “The future of learning”: www.futureoflearning.eu
Alcune foto del workshop qui: http://bit.ly/bSqcrS (foto di @DavidOrban), http://snurl.com/wy9mp (foto mie)
Una parte della discussione è stata condivisa anche su Twitter qui: http://twitter.com/#search?q=forlic

PS grazie a @GiulioPriscoper avermi concesso questa chance

Studio Wikitecture vince il Founder’s Award e il terzo posto del Open Architecture Challenge 2008

Essendo iscritto da tempo alla “Virtual Architecture Society (VAS)” in SL, sto seguendo con grande interesse l’evoluzione degli strumenti IT a supporto della professione di architetto, sviluppati all’interno dei metaversi e in special modo in Secondlife.

Circa sei mesi fa una notizia molto interessante è stata diffusa all’interno della “VAS”. Gli architetti avatars Keystone Bouchard e Theory Shaw, interessati ai metodi partecipativi originati dai sistemi wiki, avevano da poco messo a punto un progetto molto particolare: il “Wikitecture Tree”. In questo progetto si sono trasferiti i concetti collaborativi che stanno alla base del wiki, all’interno dei territori estesi della grande Città Online di Secondlife.

Wikitecture Tree è il punto di partenza per l’esperienza che andrò ora a raccontare.

Quest’esperienza riguarda un concorso di architettura reale, un concorso come le centinaia di concorsi di architettura banditi ogni giorno nel mondo.

Per realizzare questo concorso abbiamo costituito uno studio d’architettura, associandoci tra “Real Life Architects in Second Life” (architetti reali in SL), con il nome di Studio Wikitecture e con sede in Second Life.

Si è deciso di partecipare ad un concorso bandito dall’Open Architecture Network, in cui era richiesta la progettazione di edifici ecosostenibili rispetto a tre realtà svantaggiate: una in Africa, una in Asia e una in Sud America. Il concorso in questione è l’Open Architecture Challenge 2008, che quest’anno ha raccolto le registrazioni di 566 studi d’architettura da tutto il mondo.

Viste le esperienze professionali maturate in Asia da alcuni dei partecipanti, la nostra scelta si è indirizzata sulla località nepalese di Sanfe Bagar (regione di Achham). In questo piccolo villaggio montano sulle pendici himalaiane si dovrà realizzare una clinica medica che darà operatività a 10 medici, consentendo la cura di 7’700 pazienti.

Il wikitecture tree è stato lo strumento fondamentale che ha reso possibile la collaborazione tra gli architetti partecipanti. Il potenziale del Wiki-Tree è emerso proprio nella fase di progettazione della clinica. Ogni progettista, proponendo le proprie idee, dava forma a nuovi rami dell’albero digitale generato dal Wiki-Tree. Ad ogni idea proposta i partecipanti potevano esprimersi in merito, approvandola o bocciandola, tramite un semplice sistema di votazione. Perciò le idee più apprezzate sono state quelle che hanno generato i rami più importanti e verdi, mentre le idee che non hanno trovato un riscontro collettivo si sono trasformate nei cosiddetti “rami secchi”. A supporto del Wiki-Tree è stato messo a disposizione anche un Forum e un wiki 2D, che hanno consentito una maggiore integrazione di idee e commenti.

Il Wiki-Tree è costituito da una serie di pulsanti, che consentono la registrazione dei vari stati d’avanzamento del progetto. Questi stati d’avanzamento sono collegati interattivamente ad un “ramo digitale” che degraderà dal verde al rosso, in base all’apprezzamento collettivo. Cliccando su una delle foglie viene materializzata la fase di progetto corrispondente, consentendo valutazioni ex post e rendendo possibile proposte successive.

Tramite il progetto abbiamo promosso la massima vicinanza ai principi di ecologia (rispetto degli equilibri uomo/natura), di antropologia (rispetto di culture altre) e di sostenibilità energetica (rispetto delle risorse energetiche locali).

Il progetto è stato terminato e inviato a fine febbraio 2008, tramite una serie di elaborati grafici realizzati montando le immagini riprese da Second Life, integrati con indicazioni funzionali e spaziali.

Le tavole finali sono molto simili alle tavole di concorso che usualmente si inviano dagli studi di architettura “normali”.

Proprio di questo siamo rimasti sorpresi, sorpresi di come il lavoro svolto durante i 3 mesi di progettazione su Second Life abbia dato dei risultati finali molto alti.

A sottolineare l’efficacia di questi strumenti collaborativi è stato l’unico prestigioso premio assegnato dall’Open Architecture Challenge, il Founder’s Award, oltre al terzo premio di categoria.

Con questo progetto d’avanguardia è stato colonizzato un nuovo territorio possibile che aprirà future desiderabili strade collaborative.